Riciclaggio e tratta. Sgominata banda di nigeriani operativa tra Marche e Abruzzo

Vasta operazione della polizia di Stato di Teramo denominata "The Travelers". Arrestati otto nigeriani, uno è ricercato. In meno di un anno oltre cento viaggi per portare il denaro frutto dello sfruttamento della prostituzione in Nigeria. 7,5 i milioni di euro riciclati.

Mafia nigeriana, sistema nazionale di riciclaggio e prostituzione

La Polizia di Stato di Teramo ha eseguito una vasta operazione, denominata "The Travelers", nei confronti di cittadini nigeriani accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dell'illecita intermediazione finanziaria, auto-riciclaggio e riciclaggio tras-nazionale, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione.

Le indagini degli investigatori della Squadra mobile con la collaborazione del Reparto prevenzione crimine "Abruzzo" di Pescara e delle Squadre mobili di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila, hanno accertato "l'esistenza di un'associazione a delinquere, con basi operative nelle province di Teramo, Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, composta tutta da cittadini nigeriani dedita al riciclaggio ed all'auto-riciclaggio verso la Nigeria, attraverso viaggi in aereo, di ingenti somme di denaro, abilmente occultate all'interno dei bagagli al seguito, provenienti dallo sfruttamento sessuale di giovani nigeriane e da ulteriori attività illecite"

Dall'inchiesta è emersa l'esistenza di "un sistema capillarmente diffuso su tutto il territorio nazionale che costituisce un meccanismo strutturato e transazionale di raccolta del risparmio o di riciclaggio ed auto-riciclaggio attraverso il meccanismo dell'hawala"

"Hawala", un sistema per inviare denaro che non lascia tracce

L’illecito trasporto di denaro veniva svolto dietro un compenso pari ad una percentuale della somma che il committente vuole far recapitare in Nigeria, percentuale che diminuisce al crescere della somma consegnata. Si è accertato come il denaro che il committente vuole far arrivare in Nigeria viene anticipato al destinatario su base fiduciaria dall’havaladar, che si trova in Nigeria, e che ne rientrerà in possesso solo dopo che l’havaladar, che opera in Italia, gli porterà fisicamente il denaro raccolto in questo paese dagli ordinanti.

Nello specifico all'interno della predetta associazione criminale alcuni dei membri svolgono il ruolo di collettori ossia di coloro che ricevono dai committenti dapprima l’incarico (principalmente tramite contatto telefonico o sms) e poi materialmente il denaro che si intende inviare in Nigeria. Il collettore successivamente, anche a brevissima distanza di tempo (generalmente tramite sms o messaggio whatsapp) fornisce al committente un codice identificativo numerico o alfa numerico che servirà al destinatario in Nigeria per poter ritirare subito il denaro (in “naira”, valuta nigeriana) dal corrispondente in Nigeria dell’associazione.

Vi sono poi membri dell’associazione con lo specifico ruolo di corrieri, ossia di coloro che provvedono a ritirare materialmente le somme di denaro consegnate dai committenti per il loro trasporto in Nigeria con viaggi aerei. Tale denaro, una volta giunti a destinazione viene consegnato al gestore dell’Ufficio in Nigeria (gestito da un familiare o da un fiduciario) che si è occupato della preventiva consegna al destinatario.

In Nigeria non solo il denaro derivante dallo sfruttamento della prostituzione, ma un vero e proprio business al servizio della comunità nigeriana

Gli appartenenti al sodalizio trasportano abitualmente in Nigeria, sempre per via aerea, non solo il denaro frutto dello sfruttamento sessuale, ma anche somme di denaro (di provenienza più o meno illecita) consegnato loro da numerosi connazionali, dimoranti nelle Marche ed in Abruzzo, il tutto in violazione delle norme in materia di raccolta del risparmio e di intermediazione finanziaria. Il meccanismo è consolidato su scala nazionale e comporta il trasferimento illecito di imponenti somme dall'Italia verso la Nigeria.

Solo nel corso dei controlli effettuati con la collaborazione della Polizia di Frontiera e dell’Ufficio delle Dogane presso l’aeroporto di Fiumicino, sui “corrieri” dell’associazione prima che si imbarcassero per voli diretti in Nigeria, gli stessi sono stati trovati in possesso di oltre 400.000 euro. Nel corso dell’indagine (meno di un anno) i corrieri indagati si sono complessivamente recati in Nigeria circa 100 volte per trasportare illecitamente i soldi consegnatigli dai committenti ne consegue che secondo una stima indicativa la somma illecitamente trasportata in Nigeria corrisponde a 7 milioni 500 mila euro.

Proporzionando queste cifre al fenomeno nazionale si ricava un flusso impressionante di denaro (in parte proveniente dallo sfruttamento sessuale delle giovani donne vittime di tratta, ma anche da altri gravi reati posti in essere da tali sodalizi) che viene trasferito in Nigeria al di fuori dei canali finanziari tradizionali per essere poi immesso nel paese africano in circuiti bancari locali per giungere, ormai ripulito, nelle mani delle organizzazioni criminali che li utilizzeranno per successive attività illecite o per investimenti "leciti"

Gli arresti

Degli otto arrestati due stavano per imbarcarsi a Roma Fiumicino su un volo per tornare in Nigeria, un terzo complice è stato bloccato sull'autostrada A24, al casello di Teramo, Una delle persone sottoposte a custodia cautelare si è resa irreperibile e ora è attivamente ricercata su tutto il territorio nazionale.

Sono dunque otto su nove le misure di custodia cautelare in carcere eseguite per associazione a delinquere eseguite fra Marche e Abruzzo dalla Squadra mobile di Teramo nell'ambito dell'operazione coordinata dalla DDA dell'Aquila. Gli arrestati sono 4 uomini e 4 donne fra i 24 e i 42 anni. Sono accusati di far parte di un'organizzazione specializzata nell'illecita intermediazione finanziaria, auto-riciclaggio e riciclaggio transnazionale e nella tratta di esseri umani, in particolare di connazionali da sfruttare sessualmente in Italia.

Facendo la spola in aereo tra l'Italia e la Nigeria, i componenti della banda trasportavano non solo il denaro ricavato dalla prostituzione, ma anche somme consegnate da connazionali che si erano trasferiti nelle Marche e in Abruzzo.

Le banconote in mazzette arrotolate venivano nascoste nelle valige. I 'corrieri' finiti nei controlli all'aeroporto di Fiumicino sono stati trovati in possesso di oltre 400mila euro e, in totale, in meno di un anno, erano tornati in Nigeria almeno un centinaio di volte per trasportare illecitamente il denaro.

Si stima che il denaro contante trasportato illecitamente in Nigeria abbia raggiunto la ragguardevole somma di sette milioni e mezzo di euro in meno di un anno

News dall'Africa

Rapporto OIM, in aumento il numero di ragazze potenzialmente vittime di tratta

Non solo dalla Nigeria, ora stanno arrivando anche dalla Costa d'Avorio. Nuovo rapporto OIM. “Spesso già sfruttate in Tunisia e Libia, sono a rischio di re-trafficking in Italia”. Gli arrivi di donne ivoriane è aumentato in modo esponenziale, passando dall'8% al 46%.

Rapporto OIM, in aumento il numero di ragazze potenzialmente vittime di tratta

In occasione delle celebrazioni per la Giornata Europea contro la Tratta, una delle forme di schiavitù moderna più diffusa del ventunesimo secolo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) pubblica un rapporto su un nuovo fenomeno di sfruttamento recentemente emerso a seguito dell’analisi dei flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo Centrale.

Aumento esponenziale delle donne ivoriane in arrivo con i "barconi"

Un aumento di donne in arrivo dalla Costa d'Avorio passato nell'ultimo anno dall'8 al 46%. Tutte a grave rischio sfruttamento. Nel corso dell’ultimo anno l’OIM, presente nei principali punti di sbarco italiani con diversi team anti-tratta, ha rilevato un aumento della presenza di ragazze provenienti dalla Costa d’Avorio. “Abbiamo ragione di credere che molte di queste ragazze siano purtroppo vittime di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo e a volte anche sessuale”, spiega Laurence Hart, direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. I numeri relativi agli arrivi via mare dei migranti provenienti dalla Costa d’Avorio rivelano come, a una riduzione del numero complessivo dei migranti di nazionalità ivoriana in ingresso in Italia negli ultimi anni, corrisponda il progressivo aumento della percentuale di donne coinvolte, dall’8% sul totale dei migranti di questa nazionalità sbarcati nel 2015 al 46% del 2019.

C'è chi paga il viaggio, ma poi si rivale sfruttando

Nella maggioranza di casi il Paese di partenza è la Tunisia, e, dai colloqui che abbiamo avuto con queste giovani ragazze, pare evidente che ci troviamo di fronte a quello che può essere definito un fenomeno di re-trafficking

Sottoposte a "servitù domestica" in Libia o in Tunisia, maltrattate e private della libertà personale, abusate dai loro "padroni", vengono vendute ai trafficanti per essere portate in Italia e sfruttate di nuovo. Il fenomeno del re-trafficking di ragazze della Costa d'Avorio è paurosamente aumentato

Molte, reclutate nel loro paese per lavorare come domestiche o cameriere, diventano invece vittime di servitù domestica una volta arrivate in Tunisia o in Libia, dove sono sottoposte a maltrattamenti, violenze e privazione della libertà personale, nonché costrette a subire abusi sessuali da parte dei loro sfruttatori. A questa fase ne segue un’altra, che prevede un ulteriore sfruttamento in Europa organizzato da persone che si dicono disposte a farsi carico dell’organizzazione e dei costi della traversata nel Mediterraneo, ma che poi hanno intenzione di sfruttare le vittime una volta giunte in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea

La liberazione dagli aguzzini

Dopo lo sbarco in Italia alcune di queste vittime, consapevoli di poter incorrere in una rinnovata condizione di sfruttamento, hanno deciso di chiedere aiuto all’OIM per potersi finalmente liberare dai loro aguzzini. “La scoperta di questo circuito di sfruttamento dimostra ancora una volta come dietro ai numeri degli sbarchi ci siano storie molto drammatiche, di cui spesso si sa troppo poco. Non possiamo fare a meno di pensare alle ragazze ivoriane morte lo scorso 7 ottobre nel corso del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, una tragedia che ci riporta alla memoria l’altro drammatico incidente che nel 2017 causò la morte di 26 ragazze nigeriane, anche loro probabili vittime di tratta

In aumento il numero di prostitute-schiave in Italia

La lunga lotta anti-tratta

Occorre fare di più per proteggere questi gruppi di ragazze vulnerabili, che non solo subiscono una lunga serie di abusi e violazioni di diritti umani, ma poi si trovano costrette a rischiare di morire in mare

Come OIM ribadiamo la nostra volontà a continuare a impegnarci nella lotta alla tratta di esseri umani, promuovendo attività di identificazione e di protezione delle vittime rafforzando l’esistente stretta collaborazione con Procure, Forze dell’Ordine, Ministeri e organizzazioni che lavorano sul territorio

Dossier Save the Children sulle vittime di tratta. 1400 adolescenti schiave prostitute

I trafficanti le portano dalla Nigeria e dall'Est Europa. E le tengono sempre più nascoste, per sfuggire ai controlli. Il rapporto "Piccoli Schiavi" dà voce alle associazioni, preoccupate per le conseguenze del decreto Sicurezza.

Dossier Save the Children sulle vittime di tratta. 1400 adolescenti schiave prostitute

Adesso le nascondono. Le tengono segregate in appartamenti, o le portano lungo strade sempre più periferiche, isolate. E ovviamente le picchiano per non parlare, a Palermo come a Torino e in Germania. Sono le vittime della tratta sessuale, schiave giovanissime, neo maggiorenni o ancora bambine, costrette a vendersi da una rete di trafficanti che prima le obbligano a partire e poi a prostituirsi.

Il dramma della tratta delle schiave dalla Nigeria e dall'Est Europa, all'Italia e all'Europa è al centro del nuovo rapporto sui “Piccoli schiavi invisibili” di Save The Children. La Onlus, con il progetto “Vie d'uscita”, ha permesso l'anno scorso a 31 vittime di trovare un futuro, di uscire allo sfruttamento. Gli operatori in sole cinque regioni hanno incontrato oltre mille adolescenti sfruttate sessualmente. Mille e quattrocento schiave, obbligate a vendersi al costo di ferite fisiche e psicologiche talmente buie da cancellare le parole stesse per spiegarsi.

Le nuove forme di controllo e sfruttamento

L'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia ha dedicato ampio spazio al tema della tratta. A dicembre del 2018 la polizia ha arrestato otto nigeriani della confraternita “Eiye” a Torino, accusati di associazione di tipo mafioso, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.

A marzo era stata la volta di Palermo, ad aprile di Cuneo; a maggio grazie alla denuncia di una minorenne, costretta a prostituirsi insieme a un'amica a Giugliano, è stata fermata una rete di sfruttamento a Napoli. Il mese scorso un'altra operazione, fra Palermo, Napoli, Dervio, in provincia di Lecco, e Bergamo ha fermato quattro uomini. Sono nigeriani, liberiani e italiani, tra cui un 78enne che faceva da vedetta e accompagnava le ragazze nelle zone di prostituzione.

Il controllo dei trafficanti infatti è totale. E così il loro tentativo di non perdere la “merce”, le ragazze. Daniela Moretti del Servizio anti-tratta “Roxanne” del Comune di Roma, spiega nel rapporto di Save the Children come i trafficanti cerchino infatti di occultare sempre più la presenza delle minorenni sul territori. Ricorrendo alla prostituzione in appartamento ad esempio piuttosto che in strada, dove è più facile vengano individuate dagli operatori. Questo rende sempre più difficile la possibilità di entrare in contatto con loro e di offrire percorsi di protezione.

«In Piemonte, e nello specifico nell’astigiano, è stato segnalato da Alberto Mossino di PIAM un aumento delle connection houses, ovvero case chiuse, ma aperte solo per uomini africani, in cui le ragazze possono affittare un posto letto il cui pagamento sarebbe garantito con i proventi derivanti dalla prostituzione», spiega il dossier sui “Piccoli Schiavi”: «Anche Andrea Morniroli di Dedalus ha riconosciuto come nella città di Napoli e provincia l’indoor rappresenti una modalità di sfruttamento assai diffusa e si stiano progressivamente sviluppando diverse connection houses». Morniroli ha raccontato come cercano comunque di entrare in contatto con le ragazze per offrire aiuto: «In questi casi si procede via telefono. Inizialmente ci si finge clienti al fine di capire il tipo di prestazioni offerte e quale sia il livello di autonomia. Molto spesso, componendo lo stesso numero non si riesce a parlare con la stessa persona e scopri che tre persone hanno 15 numeri diversi, così inizi a pensare ci sia un’organizzazione alle spalle»

È difficile, ma tentano lo stesso, continuamente, a spiegare alle ragazze le possibilità che offre loro il paese per salvarsi. Possibilità che esistono, sono radicate. Ma hanno bisogno di fondi, risposte legali, e standard di intervento sui documenti da parte delle questure. Proprio sul punto dei permessi si aprono oggi nuovi rischi, a causa del decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Le conseguenze del decreto sicurezza

Lo stesso governo, il Conte uno, che ha aumentato i fondi per le iniziative anti-tratta (24 milioni di euro dal 2019 al 2021) ha voluto infatti un decreto che indebolisce gli strumenti con cui gli operatori possono aiutare le vittime. Con il Decreto sicurezza, spiega il rapporto di Save the Children, è stata abolita la protezione per motivi umanitari, ovvero il modello di permesso più utilizzato per le ragazze sfruttate. Che ora si troveranno in condizioni di non poterlo rinnovare. A meno di non riuscire a ottenere un nuovo visto di soggiorno per “casi speciali”, fra cui la violenza domestica e il grave sfruttamento.

Per le vittime di tratta esisterebbe da tempo un altro strumento, la protezione sociale “ex art.18”, ma il modo con cui viene accordata varia a seconda della Questura di appartenenza. Spesso viene infatti chiesto che la vittima, per ottenere il documento, denunci dettagliatamente le persone che l'hanno costretta a prostituirsi. Una denuncia che le espone, di fatto, a una vendetta dei trafficanti. Di cui hanno paura, per sé o per la propria famiglia. Da tempo le associazioni chiedono che vengano stabilite linee guida perché alle ragazze che si ribellano e iniziano un percorso di reinserimento sia riconosciuto un permesso, a prescindere dalla denuncia.

Ci sono poi altre due conseguenze del decreto Sicurezza. Con la chiusura dell'accesso nelle piccole strutture comunali della rete Sprar per la prima accoglienza, le ragazze si ritrovano oggi nei centri straordinari. Dove è maggiore il numero di persone e spesso inferiore la preparazione dei gestori. Così è difficile che i responsabili si accorgono dei segnali di disagio di una vittima o di una potenziale sfruttata. Lasciandola in balia dei trafficanti, anche all'interno stesso del centro. Infine, secondo il decreto Salvini chi ha un permesso di protezione internazionale non può iscriversi all'anagrafe.

«E benché l’accesso ai servizi, come l’iscrizione sanitaria, ai sensi del Decreto, sia assicurato nel luogo del domicilio, la residenza rappresenta di fatto la chiave per l’esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione. Inoltre alcune ASL continuano a richiedere la residenza, ostacolando l’accesso al servizio sanitario. Che rappresenta uno degli strumenti essenziali per garantire assistenza alle vittime di sfruttamento sessuale»

Non chiamateli clienti

Trovare ogni mezzo per abolire questo business orrendo deve invece restare una priorità. Legale. Ma anche culturale. «Non si può ignorare il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni è legato alla presenza di una forte “domanda” da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire “clienti”, i quali sono parte attiva del processo di sfruttamento. È necessario rafforzare l’azione di contrasto e, allo stesso tempo, promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolare i più giovani sui danni gravissimi che questo mercato provoca sulle ragazze che ne sono vittima»

Non chiamateli clienti. Sono solo "aguzzini" di passaggio che approfittano della sofferenza di ragazzine minorenni. Chiamateli piuttosto "stupratori a pagamento"

Minorenni come Happy. Una ragazza a cui la violenza ha tolto anche le parole: non riesce a raccontare tutta la sua storia. Interi pezzi della sua vita restano neri, silenzio.

Cresciuta in una famiglia numerosa di Benin City, in Nigeria, la sua storia ricalca quella di molte, troppe, sue coetanee, convinte come lei a partire con una promessa. Nel suo caso l'impiego in un bar. Affronta la rotta lungo il deserto, in Libia iniziano gli abusi. Quindi il gommone, il salvataggio nel canale di Sicilia, la trappola della rete di contatti che le forniscono tutto, biglietti, documenti, indirizzi, fino all'incontro con la donna che la porta al lavoro. In Germania. È lì che Happy viene costretta a prostituirsi da un'aguzzina che le requisisce tutto, compreso il telefono per parlare con la famiglia. In compenso la porta dal parrucchiere, la istruisce su cosa dire alla polizia per il permesso, l'accompagna in strada, controlla e prende i soldi alla fine dei rapporti.

«Una mattina sono tornata dal lavoro in strada all’alba ed ero sfinita, mi sono messa a letto ma Zainab (la mamam) mi ha svegliata e mi ha costretto con violenza ad avere rapporti con un cliente. Dopo quella volta ho detto che volevo parlare con i miei genitori, che non sopportavo più quella vita, e mi stavo preparando i bagagli per chiedere aiuto a quelli dell’accoglienza, ma lei ha fatto entrare in casa due uomini nigeriani, che hanno cominciato a spintonarmi e a insultarmi. Ho cercato di scappare ma mi hanno presa a calci; mi sono accorta che uno dei due aveva in mano una pentola con acqua bollente, a quel punto mi sono buttata dalla finestra. Mi sono fatta molto male, qualcuno del vicinato mi ha soccorsa ma in ospedale non potevano operarmi perché ero senza documenti. Io per paura non ho raccontato nulla; poi è arrivata la Polizia e mi ha portato in cella. Mi hanno preso le impronte. Avevo molto male perché non mi curavano abbastanza. Dopo due settimane mi hanno accompagnata in aeroporto per rimandarmi in Italia»

È in Italia che ha incontrato i ragazzi di Vie d'Uscita ed è riuscita a cambiare il suo presente. È entrata in una comunità protetta, quindi in un programma di formazione. Grazie ai corsi, ha iniziato a lavorare come stagionale in un hotel.

Contro la tratta di esseri umani. L’impegno di Suor Eugenia Bonetti

La missionaria della Consolata, in occasione della "Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani" torna a porre la luce su una delle piaghe più gravi del XXI secolo che, come lei stessa sottolinea, “ci vede tutti coinvolti

Contro la tratta di esseri umani. L'impegno di Suor Eugenia Bonetti

Quante lacrime ho asciugato. Quanta sofferenza ho visto a causa di quello che deve essere definito un crimine contro l’umanità

Così suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione Slaves no more onlus (Mai più schiave), racconta la sua esperienza di “missionaria della strada” che la vede impegnata da oltre 20 anni nella lotta alla tratta degli esseri umani, un fenomeno che Papa Francesco definisce “la schiavitù più estesa in questo XXI secolo

La Giornata mondiale

La tratta di esseri umani è un crimine che vede 21 milioni di persone vittime di gravi abusi, tra i quali il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. Ed è proprio per sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime e promuovere la difesa dei loro diritti che, nel 2013, l’Assemblea Generale dell’Onu ha proclamato il 30 luglio la "Giornata mondiale contro la tratta di persone"

L’impegno di suor Eugenia Bonetti

Era il 2 novembre del 1993 quando suor Eugenia Bonetti incontrò Maria, una giovane donna che bussò alla sua porta in cerca di aiuto. “’Sister please, help me!’ urlò. E io, racconta la missionaria, di fronte a questo grido mi sono sentita gelare. Ho visto le sue lacrime e da quel momento non ho avuto più pace. È stato lì che il Signore mi ha fatto capire che la mia missione era aiutare queste persone”. Da quel giorno, infatti, la suora anti-tratta non ha mai smesso di lottare per liberare le donne dalla schiavitù dello sfruttamento sessuale.

Le schiave del XXI secolo

Si pensa che la parola schiavo appartenga ad un retaggio culturale passato. E invece, anche nel nostro secolo, ci sono persone che vivono la loro via crucis sulle nostre strade”, denuncia la religiosa sottolineando che “davanti a tanto dolore, il male più grande è l’indifferenza dell’uomo che non fa nulla per porre fine alle sofferenze di queste donne messe lì sui marciapiede come fossero statuette di ebano

Il male più grande. L'indifferenza

Tutti, come io stessa all'inizio, tendiamo ad etichettare queste donne e a non occuparci di loro. È un atteggiamento terribile perché con la nostra indifferenza diventiamo complici dello sfruttamento”, confessa suor Eugenia ricordando come anche il Santo Padre abbia evidenziato la drammaticità di quella che lui stesso, nel messaggio diffuso in occasione della giornata mondiale della pace, ha definito “la globalizzazione dell’indifferenza

Uniti per spezzare le catene

Solo lavorando insieme saremo una grande forza capace di spezzare le catene della schiavitù. Solo se uniti in comunione possiamo diventare la voce di coloro che non ne hanno per gridare forte il loro dolore e combattere le loro ingiustizie. Solo se ognuno di noi romperà un anello allora la catena si spezzerà automaticamente e nel mondo non ci saranno più schiavi

Dalla polvere della strada alla maestà di San Pietro

In questi anni, grazie all'associazione, siamo riuscite a togliere dalla strada più di seimila donne”. Tra queste c’è anche una giovane 18enne che “dalla polvere della strada è passata alla maestà di San Pietro

Questa giovane donna era incinta e non aveva più legami con la sua famiglia. Non voleva far sapere a sua mamma quello che stava vivendo. Con il tempo siamo riuscite a convincerla ad andare via dalla strada e a contattare sua mamma che, quando le parlò al telefono, la rassicurò dicendole che un bimbo è sempre un dono di Dio. Adesso questa ragazza è una donna e vive felice con il suo bambino. Tempo fa ha ricevuto il battesimo da Papa Francesco e per me è stata una grande gioia perché non c’è nessuno che non sia degno di essere chiamato figlio di Dio

Suor Eugenia Bonetti e Laura Pozzi

"Spezzare le Catene"
La battaglia per la dignità delle donne

Edizioni Rizzoli, 2012

Nel libro è raccontata anche la mia vicenda personale di schiava sessuale. Devo a Suor Eugenia Bonetti molte cose, tra le quali il coraggio della libertà, il recupero della dignità, un sorriso ritrovato.

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Piccoli Schiavi Invisibili 2019. Tratta e sfruttamento sessuale, una ragazza su quattro è minorenne

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019", il rapporto Save The Children, nell'Unione Europea un quarto delle vittime è minorenne. In crescita lo sfruttamento sessuale e lavorativo.

Piccoli Schiavi Invisibili 2019, Tratta e sfruttamento sessuale, una ragazza su quattro è minorenne

Secondo il rapporto 'Piccoli schiavi invisibili 2019', le vittime accertate in Italia sono 1.660. I minorenni coinvolti sono passati dal 9 al 13 per cento. Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, più della metà dei casi riguarda lo sfruttamento sessuale, e con un consistente 26% legato a quello lavorativo.

Una vittima su quattro è minorenne

Un quarto delle vittime di tratta in Europa è composto da minorenni e l’obiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale, che in Italia è in crescita costante. Le vittime accertate sono 1.660, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%.

Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, il 56% dei casi riguarda la tratta della prostituzione, con un pur consistente 26% legato allo sfruttamento lavorativo.

Non si può ignorare il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte ‘domanda’ da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire ‘clienti’, i quali sono parte attiva del processo

Anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, lo sfruttamento lavorativo in Italia è in crescita e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario. Il numero maggiore di violazioni sono state segnalate nei servizi di alloggio e ristorazione (115) e nel commercio (39), nel settore manifatturiero (36), nell'agricoltura (17) e nell'edilizia (11).

Piccoli Schiavi Invisibili propone quest’anno al suo interno la graphic novel ‘Storia di Sophia. Una vittima di tratta. Una ragazza’, illustrata dal fumettista Roberto Cavone, che racconta la storia vera di un’adolescente nigeriana.

Sfruttamento sessuale, il 64% delle ragazze proviene dalla Nigeria

Provengono dalla Nigeria o dai Paesi dell’est europeo e dai Balcani le ragazze che sono maggiormente esposte al traffico delle organizzazioni e reti criminali, che poi gestiscono in Italia un circuito della prostituzione in continua crescita. Il numero delle vittime di tratta minori e neo-maggiorenni intercettate in sole cinque regioni (Marche, Abruzzo, Veneto, Lazio e Sardegna) dagli operatori del progetto Vie d’Uscita di Save the Children è infatti cresciuto del 58%, passando dalle 1.396 vittime del 2017 alle 2.210 nel 2018, mentre i Paesi di origine sono per il 64% la Nigeria e per il 34% Romania, Bulgaria e Albania.

Il sistema nigeriano

Il business della tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale adottato in Italia dalla mafia nigeriana si basa su un sistema che si adatta al mutare delle condizioni.

Un esempio: l’adescamento con la falsa promessa di un lavoro in Italia di vittime nella Nigeria del sud, avveniva in gran parte a Benin City (Edo State), ma sembra essersi spostato più a sud, nel Delta State, anche per ovviare agli effetti di un editto della massima autorità religiosa del popolo Edo, Ewuare II, che nel 2018 ha dichiarato nullo il rito juju, utilizzato dai trafficanti per sottomettere le giovani vittime, disarticolando, purtroppo solo temporaneamente, l’intera rete di controllo.

Le ragazze e le donne nigeriane, giunte in Italia dopo un viaggio attraverso la Libia e via mare dove subiscono abusi e violenze, devono restituire alla mamam, la figura femminile che gestisce il loro sfruttamento, un debito di viaggio che raggiunge i 30mila euro e sono costrette a ‘lavorare’ fino a 12 ore tutte le notti, anche per 10-20 euro a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700 euro al giorno.

"Buona parte dei soldi, sottolinea Save the Children, serve per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per l’affitto del posto in strada dove si prostituiscono (joint), e l’estinzione del debito diventa quasi irraggiungibile

Dalle strade alle Connection-House

I trafficanti hanno inoltre spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole lungo le provinciali o le maggiori arterie stradali, verso luoghi ‘meno visibili, il cosiddetto giro walk, come le fermate dei bus o i parchi, oppure all'interno delle case, che in alcuni casi sono connection-house, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali, come quelle segnalate dagli operatori in Campania e Piemonte.

Albanesi, bulgare e rumene. Il reclutamento e finti "Lover Boy"

Sulle nostre strade è rimasta costante la presenza di ragazze di origine rumena o bulgara, ma si segnala un aumento delle ragazze di origine albanese. Un ritorno che riguarda anche i gruppi criminali albanesi in Italia, secondi solo a quelli nigeriani.

Il reclutamento delle vittime nei Paesi di origine avviene con metodi sempre più efficaci. In Romania, lo confermano diverse testimonianze, ci sono le ‘sentinelle’ dei trafficanti che individuano in anticipo negli orfanotrofi le ragazze che stanno per lasciare le strutture al compimento dei 18 anni, e mettono in atto un adescamento basato su finte promesse d’amore e di un futuro felice in Italia.

I finti “lover boy che sono affiancati ad ogni ragazza lungo il periodo di sfruttamento in Italia, che può durare anni, esercitano un controllo totale e violento, come nel caso, riportato dagli operatori, di una ragazza rimasta incinta indotta ad entrare in una vasca riempita di cubetti di ghiaccio per indurre l’aborto per shock termico.

Il sistema nazionale anti-tratta adottato nel 2016 non è stato ancora rifinanziato dall'attuale governo

La risposta del sistema italiano di tutela delle vittime è ancora frammentaria “ed è necessario potenziarla spiega il dossier. Lo ha rilevato anche il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa che nel 2018 ha condotto una valutazione del quadro normativo e istituzionale nel nostro Paese rispetto all'applicazione della Convenzione Europea in materia.

Secondo Save the Children il primo "Piano Nazionale d’Azione contro la tratta" adottato dai governi Renzi e Gentiloni nel 2016 per tracciare le linee guida del contrasto e della prevenzione ha rappresentato un passo positivo importante, ma è scaduto a dicembre 2018 e non è stato ancora definito un secondo piano dall'attuale governo.

Per quanto riguarda il "Programma Unico di Emersione", che racchiude le misure concrete per l’emersione, l’assistenza e l’integrazione sociale delle vittime, il finanziamento è stato potenziato dall'attuale governo e ammonta a 24 milioni per il triennio 2019-2021.

Vie d'Uscita

L’organizzazione di Save the Children ha attivato dal 2012 il progetto "Vie d’Uscita", realizzato in Marche, Abruzzo, Veneto, Lazio, Calabria, Sardegna e Piemonte. Nel 2018 Vie d’Uscita ha sostenuto 32 percorsi di avviamento all'autonomia di vittime fuoriuscite dal sistema di sfruttamento.

Dal 2016, Save the Children ha poi attivato la "Help-line Minori Migranti" per offrire sostegno a minori stranieri non accompagnati e a chi ha necessità di ricevere informazioni ad hoc, dai familiari dei minori agli operatori delle strutture di accoglienza, dai volontari ai comuni cittadini.

Il servizio, gratuito e multilingue, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17, al numero verde 800141016.

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019"

Rapporto Save the Children sulla tratta e lo sfruttamento di minori

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Trafficking

Tratta e traffico di esseri umani

Il fenomeno .. La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento:

  • sessuale,
  • lavoro forzato,
  • espianto di organi,
  • accattonaggio forzato,
  • servitù domestica
  • matrimonio forzato,
  • adozione illegale,
  • o altre forme di sfruttamento.

Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù. Il 60 per cento sono donne e minori e quasi sempre subiscono abusi e violenze inaudite.

La tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo, rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.

Come Foundation for Africa, seguiamo con particolare attenzione il fenomeno della ragazze trafficate della nigeria che vengono portate in Europa e costrette a diventare schiave sessuali. Un traffico purtroppo accresciuto in questi anni sia a causa della situazione interna della stessa Nigeria e le violenze causate da Boko Haram, sia a causa della situazione complessiva nell'Africa sub-sahariana e mediterranea.

Ragazze nigeriane costrette a prostituirsi non solo in Italia o in Europa, luoghi di destinazione finale, ma anche in Niger, Mali o Libia, luoghi di transito.

La Caritas Italiana ha confermato che attualmente in Italia ci sarebbero circa 70.000 ragazze "trafficate per scopi sessuali", la maggior parte di esse, il 35% è di nazionalità nigeriana, ben rappresentate anche le rumene, le albanesi, altri paesi dell'ex-repubbliche sovietiche, le cinesi e le colombiane.

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