Dossier Save the Children sulle vittime di tratta. 1400 adolescenti schiave prostitute

I trafficanti le portano dalla Nigeria e dall'Est Europa. E le tengono sempre più nascoste, per sfuggire ai controlli. Il rapporto "Piccoli Schiavi" dà voce alle associazioni, preoccupate per le conseguenze del decreto Sicurezza.

Dossier Save the Children sulle vittime di tratta. 1400 adolescenti schiave prostitute

Adesso le nascondono. Le tengono segregate in appartamenti, o le portano lungo strade sempre più periferiche, isolate. E ovviamente le picchiano per non parlare, a Palermo come a Torino e in Germania. Sono le vittime della tratta sessuale, schiave giovanissime, neo maggiorenni o ancora bambine, costrette a vendersi da una rete di trafficanti che prima le obbligano a partire e poi a prostituirsi.

Il dramma della tratta delle schiave dalla Nigeria e dall'Est Europa, all'Italia e all'Europa è al centro del nuovo rapporto sui “Piccoli schiavi invisibili” di Save The Children. La Onlus, con il progetto “Vie d'uscita”, ha permesso l'anno scorso a 31 vittime di trovare un futuro, di uscire allo sfruttamento. Gli operatori in sole cinque regioni hanno incontrato oltre mille adolescenti sfruttate sessualmente. Mille e quattrocento schiave, obbligate a vendersi al costo di ferite fisiche e psicologiche talmente buie da cancellare le parole stesse per spiegarsi.

Le nuove forme di controllo e sfruttamento

L'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia ha dedicato ampio spazio al tema della tratta. A dicembre del 2018 la polizia ha arrestato otto nigeriani della confraternita “Eiye” a Torino, accusati di associazione di tipo mafioso, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.

A marzo era stata la volta di Palermo, ad aprile di Cuneo; a maggio grazie alla denuncia di una minorenne, costretta a prostituirsi insieme a un'amica a Giugliano, è stata fermata una rete di sfruttamento a Napoli. Il mese scorso un'altra operazione, fra Palermo, Napoli, Dervio, in provincia di Lecco, e Bergamo ha fermato quattro uomini. Sono nigeriani, liberiani e italiani, tra cui un 78enne che faceva da vedetta e accompagnava le ragazze nelle zone di prostituzione.

Il controllo dei trafficanti infatti è totale. E così il loro tentativo di non perdere la “merce”, le ragazze. Daniela Moretti del Servizio anti-tratta “Roxanne” del Comune di Roma, spiega nel rapporto di Save the Children come i trafficanti cerchino infatti di occultare sempre più la presenza delle minorenni sul territori. Ricorrendo alla prostituzione in appartamento ad esempio piuttosto che in strada, dove è più facile vengano individuate dagli operatori. Questo rende sempre più difficile la possibilità di entrare in contatto con loro e di offrire percorsi di protezione.

«In Piemonte, e nello specifico nell’astigiano, è stato segnalato da Alberto Mossino di PIAM un aumento delle connection houses, ovvero case chiuse, ma aperte solo per uomini africani, in cui le ragazze possono affittare un posto letto il cui pagamento sarebbe garantito con i proventi derivanti dalla prostituzione», spiega il dossier sui “Piccoli Schiavi”: «Anche Andrea Morniroli di Dedalus ha riconosciuto come nella città di Napoli e provincia l’indoor rappresenti una modalità di sfruttamento assai diffusa e si stiano progressivamente sviluppando diverse connection houses». Morniroli ha raccontato come cercano comunque di entrare in contatto con le ragazze per offrire aiuto: «In questi casi si procede via telefono. Inizialmente ci si finge clienti al fine di capire il tipo di prestazioni offerte e quale sia il livello di autonomia. Molto spesso, componendo lo stesso numero non si riesce a parlare con la stessa persona e scopri che tre persone hanno 15 numeri diversi, così inizi a pensare ci sia un’organizzazione alle spalle»

È difficile, ma tentano lo stesso, continuamente, a spiegare alle ragazze le possibilità che offre loro il paese per salvarsi. Possibilità che esistono, sono radicate. Ma hanno bisogno di fondi, risposte legali, e standard di intervento sui documenti da parte delle questure. Proprio sul punto dei permessi si aprono oggi nuovi rischi, a causa del decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Le conseguenze del decreto sicurezza

Lo stesso governo, il Conte uno, che ha aumentato i fondi per le iniziative anti-tratta (24 milioni di euro dal 2019 al 2021) ha voluto infatti un decreto che indebolisce gli strumenti con cui gli operatori possono aiutare le vittime. Con il Decreto sicurezza, spiega il rapporto di Save the Children, è stata abolita la protezione per motivi umanitari, ovvero il modello di permesso più utilizzato per le ragazze sfruttate. Che ora si troveranno in condizioni di non poterlo rinnovare. A meno di non riuscire a ottenere un nuovo visto di soggiorno per “casi speciali”, fra cui la violenza domestica e il grave sfruttamento.

Per le vittime di tratta esisterebbe da tempo un altro strumento, la protezione sociale “ex art.18”, ma il modo con cui viene accordata varia a seconda della Questura di appartenenza. Spesso viene infatti chiesto che la vittima, per ottenere il documento, denunci dettagliatamente le persone che l'hanno costretta a prostituirsi. Una denuncia che le espone, di fatto, a una vendetta dei trafficanti. Di cui hanno paura, per sé o per la propria famiglia. Da tempo le associazioni chiedono che vengano stabilite linee guida perché alle ragazze che si ribellano e iniziano un percorso di reinserimento sia riconosciuto un permesso, a prescindere dalla denuncia.

Ci sono poi altre due conseguenze del decreto Sicurezza. Con la chiusura dell'accesso nelle piccole strutture comunali della rete Sprar per la prima accoglienza, le ragazze si ritrovano oggi nei centri straordinari. Dove è maggiore il numero di persone e spesso inferiore la preparazione dei gestori. Così è difficile che i responsabili si accorgono dei segnali di disagio di una vittima o di una potenziale sfruttata. Lasciandola in balia dei trafficanti, anche all'interno stesso del centro. Infine, secondo il decreto Salvini chi ha un permesso di protezione internazionale non può iscriversi all'anagrafe.

«E benché l’accesso ai servizi, come l’iscrizione sanitaria, ai sensi del Decreto, sia assicurato nel luogo del domicilio, la residenza rappresenta di fatto la chiave per l’esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione. Inoltre alcune ASL continuano a richiedere la residenza, ostacolando l’accesso al servizio sanitario. Che rappresenta uno degli strumenti essenziali per garantire assistenza alle vittime di sfruttamento sessuale»

Non chiamateli clienti

Trovare ogni mezzo per abolire questo business orrendo deve invece restare una priorità. Legale. Ma anche culturale. «Non si può ignorare il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni è legato alla presenza di una forte “domanda” da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire “clienti”, i quali sono parte attiva del processo di sfruttamento. È necessario rafforzare l’azione di contrasto e, allo stesso tempo, promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolare i più giovani sui danni gravissimi che questo mercato provoca sulle ragazze che ne sono vittima»

Non chiamateli clienti. Sono solo "aguzzini" di passaggio che approfittano della sofferenza di ragazzine minorenni. Chiamateli piuttosto "stupratori a pagamento"

Minorenni come Happy. Una ragazza a cui la violenza ha tolto anche le parole: non riesce a raccontare tutta la sua storia. Interi pezzi della sua vita restano neri, silenzio.

Cresciuta in una famiglia numerosa di Benin City, in Nigeria, la sua storia ricalca quella di molte, troppe, sue coetanee, convinte come lei a partire con una promessa. Nel suo caso l'impiego in un bar. Affronta la rotta lungo il deserto, in Libia iniziano gli abusi. Quindi il gommone, il salvataggio nel canale di Sicilia, la trappola della rete di contatti che le forniscono tutto, biglietti, documenti, indirizzi, fino all'incontro con la donna che la porta al lavoro. In Germania. È lì che Happy viene costretta a prostituirsi da un'aguzzina che le requisisce tutto, compreso il telefono per parlare con la famiglia. In compenso la porta dal parrucchiere, la istruisce su cosa dire alla polizia per il permesso, l'accompagna in strada, controlla e prende i soldi alla fine dei rapporti.

«Una mattina sono tornata dal lavoro in strada all’alba ed ero sfinita, mi sono messa a letto ma Zainab (la mamam) mi ha svegliata e mi ha costretto con violenza ad avere rapporti con un cliente. Dopo quella volta ho detto che volevo parlare con i miei genitori, che non sopportavo più quella vita, e mi stavo preparando i bagagli per chiedere aiuto a quelli dell’accoglienza, ma lei ha fatto entrare in casa due uomini nigeriani, che hanno cominciato a spintonarmi e a insultarmi. Ho cercato di scappare ma mi hanno presa a calci; mi sono accorta che uno dei due aveva in mano una pentola con acqua bollente, a quel punto mi sono buttata dalla finestra. Mi sono fatta molto male, qualcuno del vicinato mi ha soccorsa ma in ospedale non potevano operarmi perché ero senza documenti. Io per paura non ho raccontato nulla; poi è arrivata la Polizia e mi ha portato in cella. Mi hanno preso le impronte. Avevo molto male perché non mi curavano abbastanza. Dopo due settimane mi hanno accompagnata in aeroporto per rimandarmi in Italia»

È in Italia che ha incontrato i ragazzi di Vie d'Uscita ed è riuscita a cambiare il suo presente. È entrata in una comunità protetta, quindi in un programma di formazione. Grazie ai corsi, ha iniziato a lavorare come stagionale in un hotel.

Contro la tratta di esseri umani. L’impegno di Suor Eugenia Bonetti

La missionaria della Consolata, in occasione della "Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani" torna a porre la luce su una delle piaghe più gravi del XXI secolo che, come lei stessa sottolinea, “ci vede tutti coinvolti

Contro la tratta di esseri umani. L'impegno di Suor Eugenia Bonetti

Quante lacrime ho asciugato. Quanta sofferenza ho visto a causa di quello che deve essere definito un crimine contro l’umanità

Così suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione Slaves no more onlus (Mai più schiave), racconta la sua esperienza di “missionaria della strada” che la vede impegnata da oltre 20 anni nella lotta alla tratta degli esseri umani, un fenomeno che Papa Francesco definisce “la schiavitù più estesa in questo XXI secolo

La Giornata mondiale

La tratta di esseri umani è un crimine che vede 21 milioni di persone vittime di gravi abusi, tra i quali il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. Ed è proprio per sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime e promuovere la difesa dei loro diritti che, nel 2013, l’Assemblea Generale dell’Onu ha proclamato il 30 luglio la "Giornata mondiale contro la tratta di persone"

L’impegno di suor Eugenia Bonetti

Era il 2 novembre del 1993 quando suor Eugenia Bonetti incontrò Maria, una giovane donna che bussò alla sua porta in cerca di aiuto. “’Sister please, help me!’ urlò. E io, racconta la missionaria, di fronte a questo grido mi sono sentita gelare. Ho visto le sue lacrime e da quel momento non ho avuto più pace. È stato lì che il Signore mi ha fatto capire che la mia missione era aiutare queste persone”. Da quel giorno, infatti, la suora anti-tratta non ha mai smesso di lottare per liberare le donne dalla schiavitù dello sfruttamento sessuale.

Le schiave del XXI secolo

Si pensa che la parola schiavo appartenga ad un retaggio culturale passato. E invece, anche nel nostro secolo, ci sono persone che vivono la loro via crucis sulle nostre strade”, denuncia la religiosa sottolineando che “davanti a tanto dolore, il male più grande è l’indifferenza dell’uomo che non fa nulla per porre fine alle sofferenze di queste donne messe lì sui marciapiede come fossero statuette di ebano

Il male più grande. L'indifferenza

Tutti, come io stessa all'inizio, tendiamo ad etichettare queste donne e a non occuparci di loro. È un atteggiamento terribile perché con la nostra indifferenza diventiamo complici dello sfruttamento”, confessa suor Eugenia ricordando come anche il Santo Padre abbia evidenziato la drammaticità di quella che lui stesso, nel messaggio diffuso in occasione della giornata mondiale della pace, ha definito “la globalizzazione dell’indifferenza

Uniti per spezzare le catene

Solo lavorando insieme saremo una grande forza capace di spezzare le catene della schiavitù. Solo se uniti in comunione possiamo diventare la voce di coloro che non ne hanno per gridare forte il loro dolore e combattere le loro ingiustizie. Solo se ognuno di noi romperà un anello allora la catena si spezzerà automaticamente e nel mondo non ci saranno più schiavi

Dalla polvere della strada alla maestà di San Pietro

In questi anni, grazie all'associazione, siamo riuscite a togliere dalla strada più di seimila donne”. Tra queste c’è anche una giovane 18enne che “dalla polvere della strada è passata alla maestà di San Pietro

Questa giovane donna era incinta e non aveva più legami con la sua famiglia. Non voleva far sapere a sua mamma quello che stava vivendo. Con il tempo siamo riuscite a convincerla ad andare via dalla strada e a contattare sua mamma che, quando le parlò al telefono, la rassicurò dicendole che un bimbo è sempre un dono di Dio. Adesso questa ragazza è una donna e vive felice con il suo bambino. Tempo fa ha ricevuto il battesimo da Papa Francesco e per me è stata una grande gioia perché non c’è nessuno che non sia degno di essere chiamato figlio di Dio

Suor Eugenia Bonetti e Laura Pozzi

"Spezzare le Catene"
La battaglia per la dignità delle donne

Edizioni Rizzoli, 2012

Nel libro è raccontata anche la mia vicenda personale di schiava sessuale. Devo a Suor Eugenia Bonetti molte cose, tra le quali il coraggio della libertà, il recupero della dignità, un sorriso ritrovato.

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Bonifica del Tronto. Operazione contro la mafia nigeriana, coinvolto anche un fiancheggiatore italiano

La scorsa settimana una vasta operazione della squadra mobile di Teramo ha eseguito sei misure cautelari. Arrestate 4 mamam e un italiano che affittava gli appartamenti. Una sesta donna nigeriana è sfuggita alla cattura e viene ricercata.

Bonifica del Tronto. Operazione contro la mafia nigeriana, coinvolto anche un fiancheggiatore italiano

Dodici le ragazze nigeriane sottoposte a sfruttamento che sono state liberate e affidate ai servizi sociali

A conclusione di una complessa attività di indagine sulla tratta di esseri umani, lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione ed il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina condotta dalla Squadra Mobile di Teramo diretta dal V.Q.A. Dott.ssa Roberta Cicchetti con il coordinamento della Procura Distrettuale di L’Aquila nella persona del Sost. Proc. Dott. Mancini David e con l’applicazione del Sost. Proc. Dott. Giovagnoni Stefano, la scorsa settimana e stata data esecuzione all'ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di L’Aquila, nei confronti di 6 persone con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 donne nigeriane e la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un cittadino italiano. È ancora da eseguire un'altra misura applicativa della custodia cautelare in carcere a carico di una donna nigeriana al momento irreperibile.

Sei persone sottoposte a misure di custodia cautelare, 5 donne nigeriane e un italiano

I reati contestati a vario titolo agli arrestati sono sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e riduzione in schiavitù.

Le 4 mamam tratte in arresto sono:

  • Solomon Elizabeth Rashidat nata in Nigeria il 12.10.1978 residente a Martinsicuro,
  • Obanor Vera nata in Nigeria il 01.10.1975 residente a Martinsicuro (TE),
  • Adam Succes nata in Nigeria il 17.06.1987residente a Martinsicuro (TE),
  • Osazuwa Kate nata in Nigeria il 01/04/1984 residente a Monsampolo (AP).

Il destinatario italiano della misura cautelare degli arresti domiciliari per favoreggiamento della prostituzione è Di Sabatino Gerardo nato a Teramo il 03.11.1957 ed ivi residente, rispettivamente proprietario e comproprietario di due degli appartamenti di dimora di giovani prostitute nigeriane.

Dodici ragazze nigeriane salvate

Le indagini, corredate da attività tecniche, sono state avviate dalla Squadra Mobile di Teramo monitorando costantemente la zona della strada “Bonifica del Tronto” allo scopo di interrompere il costante flusso di giovanissime donne nigeriane, reclutate in patria con la promessa di un lavoro in Europa e poi fatte giungere clandestinamente attraverso disperati viaggi lungo la rotta mediterranea, sottoposte a riti woodoo a garanzia del pagamento del debito per il viaggio (pari 25.000 o 30.000 euro) ed, una volta arrivate in Italia, costrette con violenza, minacce a prostituirsi consegnando i proventi a chi le aveva reclutate in patria ed ai loro referenti in Italia.

Nel corso dell’attività investigativa sono state individuate ed identificate ben 12 giovani vittime dimoranti in 5 appartamenti di cui 4 ubicati a Martinsicuro (TE) ed uno a Monsampolo del Tronto (AP) affittate dai rispettivi proprietari alle loro connazionali destinatarie delle predette misure cautelari in carcere.

In particolare, si è accertato che Solomon Elizabeth Rashidat, Obanor Vera e Adam Success sfruttavano la prostituzione delle giovani donne nigeriane ospitate in casa in quanto ne percepivano i proventi ed in molti casi costituivano un vero e proprio terminale di supporto dell’organizzazione nigeriana che ne aveva curato il reclutamento, sottoposte ai rituali juju in Nigeria e quindi il viaggio in Italia.

Si accertava che alcune delle vittime si trovano ancora in una condizione di assoggettamento totale a Osazuwa Kate che le costringe a prostituirsi per estinguere il loro debito, picchiandole e minacciandole di procurare del male ai loro familiari in Nigeria.

Il percorso di assistenza alle giovani vittime ha consentito ad alcune di loro, nel corso delle indagini, a raccontare tra le lacrime, a personale della Squadra Mobile di Teramo, la storia di drammatica vulnerabilità vissuta fin dal momento del reclutamento ad opera dell’organizzazione in Nigeria, a Benin City, con la promessa di un lavoro e di un futuro migliore, fino in Italia.

Ad esempio, si narra specificamente della conduzione del rito da parte di un uomo anziano chiamato Witch Doctor a garanzia del pagamento del debito di 25.000 euro contratto per il viaggio, pena, in caso di mancato pagamento, la sua morte e ritorsioni verso i propri familiari. I singoli casi sono in realtà storie condivise da molte vittime.

Una delle vittime, partita nel marzo del 2016 da Benin City con altre persone, dopo aver attraversato il Niger, arriva a Tripoli 8 giorni dopo. La donna racconta che una compagna di viaggio aveva perso la vita durante il percorso, picchiata per le continue pretese di denaro è caduta dal pick-up, sul quale viaggiavano ammassati.

Dopo essere stata trattenuta per oltre due mesi in abitazioni vicino a Tripoli, in cui vi erano molti altri connazionali in attesa di intraprendere il viaggio verso le coste italiane, la vittima parte a bordo di un barcone dalle coste libiche, arriva in Italia nel luglio 2016. Subito dopo viene “presa in carico” dalla mamam Osazuwa Kate che la costringe a prostituirsi.

Le indagini proseguono

Le indagini proseguono per monitorare fenomeni analoghi che rappresentano una violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali, oltre che un mezzo di realizzazione di profitti elevati per la mafia nigeriana, che non può essere in alcun modo tollerato.

Piccoli Schiavi Invisibili 2019. Tratta e sfruttamento sessuale, una ragazza su quattro è minorenne

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019", il rapporto Save The Children, nell'Unione Europea un quarto delle vittime è minorenne. In crescita lo sfruttamento sessuale e lavorativo.

Piccoli Schiavi Invisibili 2019, Tratta e sfruttamento sessuale, una ragazza su quattro è minorenne

Secondo il rapporto 'Piccoli schiavi invisibili 2019', le vittime accertate in Italia sono 1.660. I minorenni coinvolti sono passati dal 9 al 13 per cento. Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, più della metà dei casi riguarda lo sfruttamento sessuale, e con un consistente 26% legato a quello lavorativo.

Una vittima su quattro è minorenne

Un quarto delle vittime di tratta in Europa è composto da minorenni e l’obiettivo principale dei trafficanti di esseri umani è lo sfruttamento sessuale, che in Italia è in crescita costante. Le vittime accertate sono 1.660, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9% al 13%.

Anche sulle 20.500 vittime registrate complessivamente nell'Unione nel biennio 2015-16, il 56% dei casi riguarda la tratta della prostituzione, con un pur consistente 26% legato allo sfruttamento lavorativo.

Non si può ignorare il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte ‘domanda’ da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire ‘clienti’, i quali sono parte attiva del processo

Anche se non rappresenta il principale obiettivo del sistema della tratta, lo sfruttamento lavorativo in Italia è in crescita e nel 2018 gli illeciti registrati con minori vittime, sia italiani che stranieri, sono stati 263, per il 76% nel settore terziario. Il numero maggiore di violazioni sono state segnalate nei servizi di alloggio e ristorazione (115) e nel commercio (39), nel settore manifatturiero (36), nell'agricoltura (17) e nell'edilizia (11).

Piccoli Schiavi Invisibili propone quest’anno al suo interno la graphic novel ‘Storia di Sophia. Una vittima di tratta. Una ragazza’, illustrata dal fumettista Roberto Cavone, che racconta la storia vera di un’adolescente nigeriana.

Sfruttamento sessuale, il 64% delle ragazze proviene dalla Nigeria

Provengono dalla Nigeria o dai Paesi dell’est europeo e dai Balcani le ragazze che sono maggiormente esposte al traffico delle organizzazioni e reti criminali, che poi gestiscono in Italia un circuito della prostituzione in continua crescita. Il numero delle vittime di tratta minori e neo-maggiorenni intercettate in sole cinque regioni (Marche, Abruzzo, Veneto, Lazio e Sardegna) dagli operatori del progetto Vie d’Uscita di Save the Children è infatti cresciuto del 58%, passando dalle 1.396 vittime del 2017 alle 2.210 nel 2018, mentre i Paesi di origine sono per il 64% la Nigeria e per il 34% Romania, Bulgaria e Albania.

Il sistema nigeriano

Il business della tratta internazionale a scopo di sfruttamento sessuale adottato in Italia dalla mafia nigeriana si basa su un sistema che si adatta al mutare delle condizioni.

Un esempio: l’adescamento con la falsa promessa di un lavoro in Italia di vittime nella Nigeria del sud, avveniva in gran parte a Benin City (Edo State), ma sembra essersi spostato più a sud, nel Delta State, anche per ovviare agli effetti di un editto della massima autorità religiosa del popolo Edo, Ewuare II, che nel 2018 ha dichiarato nullo il rito juju, utilizzato dai trafficanti per sottomettere le giovani vittime, disarticolando, purtroppo solo temporaneamente, l’intera rete di controllo.

Le ragazze e le donne nigeriane, giunte in Italia dopo un viaggio attraverso la Libia e via mare dove subiscono abusi e violenze, devono restituire alla mamam, la figura femminile che gestisce il loro sfruttamento, un debito di viaggio che raggiunge i 30mila euro e sono costrette a ‘lavorare’ fino a 12 ore tutte le notti, anche per 10-20 euro a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700 euro al giorno.

"Buona parte dei soldi, sottolinea Save the Children, serve per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per l’affitto del posto in strada dove si prostituiscono (joint), e l’estinzione del debito diventa quasi irraggiungibile

Dalle strade alle Connection-House

I trafficanti hanno inoltre spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole lungo le provinciali o le maggiori arterie stradali, verso luoghi ‘meno visibili, il cosiddetto giro walk, come le fermate dei bus o i parchi, oppure all'interno delle case, che in alcuni casi sono connection-house, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali, come quelle segnalate dagli operatori in Campania e Piemonte.

Albanesi, bulgare e rumene. Il reclutamento e finti "Lover Boy"

Sulle nostre strade è rimasta costante la presenza di ragazze di origine rumena o bulgara, ma si segnala un aumento delle ragazze di origine albanese. Un ritorno che riguarda anche i gruppi criminali albanesi in Italia, secondi solo a quelli nigeriani.

Il reclutamento delle vittime nei Paesi di origine avviene con metodi sempre più efficaci. In Romania, lo confermano diverse testimonianze, ci sono le ‘sentinelle’ dei trafficanti che individuano in anticipo negli orfanotrofi le ragazze che stanno per lasciare le strutture al compimento dei 18 anni, e mettono in atto un adescamento basato su finte promesse d’amore e di un futuro felice in Italia.

I finti “lover boy che sono affiancati ad ogni ragazza lungo il periodo di sfruttamento in Italia, che può durare anni, esercitano un controllo totale e violento, come nel caso, riportato dagli operatori, di una ragazza rimasta incinta indotta ad entrare in una vasca riempita di cubetti di ghiaccio per indurre l’aborto per shock termico.

Il sistema nazionale anti-tratta adottato nel 2016 non è stato ancora rifinanziato dall'attuale governo

La risposta del sistema italiano di tutela delle vittime è ancora frammentaria “ed è necessario potenziarla spiega il dossier. Lo ha rilevato anche il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa che nel 2018 ha condotto una valutazione del quadro normativo e istituzionale nel nostro Paese rispetto all'applicazione della Convenzione Europea in materia.

Secondo Save the Children il primo "Piano Nazionale d’Azione contro la tratta" adottato dai governi Renzi e Gentiloni nel 2016 per tracciare le linee guida del contrasto e della prevenzione ha rappresentato un passo positivo importante, ma è scaduto a dicembre 2018 e non è stato ancora definito un secondo piano dall'attuale governo.

Per quanto riguarda il "Programma Unico di Emersione", che racchiude le misure concrete per l’emersione, l’assistenza e l’integrazione sociale delle vittime, il finanziamento è stato potenziato dall'attuale governo e ammonta a 24 milioni per il triennio 2019-2021.

Vie d'Uscita

L’organizzazione di Save the Children ha attivato dal 2012 il progetto "Vie d’Uscita", realizzato in Marche, Abruzzo, Veneto, Lazio, Calabria, Sardegna e Piemonte. Nel 2018 Vie d’Uscita ha sostenuto 32 percorsi di avviamento all'autonomia di vittime fuoriuscite dal sistema di sfruttamento.

Dal 2016, Save the Children ha poi attivato la "Help-line Minori Migranti" per offrire sostegno a minori stranieri non accompagnati e a chi ha necessità di ricevere informazioni ad hoc, dai familiari dei minori agli operatori delle strutture di accoglienza, dai volontari ai comuni cittadini.

Il servizio, gratuito e multilingue, è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17, al numero verde 800141016.

"Piccoli Schiavi Invisibili 2019"

Rapporto Save the Children sulla tratta e lo sfruttamento di minori

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Uccise Anthonia e la gettò nel fiume. La Cassazione conferma 25 anni di carcere, ma lui si è reso irreperibile

Anticipò
in un romanzo l’omicidio di una prostituta nigeriana. Ora è
latitante.

Daniele Ughetto Piampaschet,
uccise Anthonia Egbuna. Condanna a 25 anni confermata dalla Cassazione

Daniele
Ughetto Piampaschet
, uccise Anthonia Egbuna,
nigeriana allora ventenne, e poi gettò il suo corpo nel
fiume Po’. Condannato
definitivamente a 25 anni, è sparito nel nulla
.

Qualcuno lo ha soprannominato lo “scrittore assassino“,
e secondo la Cassazione lo è, visto che lo ha condannato in
via definitiva. Daniele
Ughetto Piampaschet
è accusato di aver
anticipato in un libro i contorni del delitto, che poi avrebbe
commesso. Ora
l’aspirante romanziere torinese è latitante
, non ha atteso le manette
ed è svanito nel nulla
.

Deve
scontare 25 anni di carcere
, ma dal 3 luglio ha
fatto perdere le sue tracce
e le ricerche, fino ad ora,
sono state
senza esito. Il Piampaschet si è sempre dichiarato innocente
per
il delitto della ragazza nigeriana con cui ha avuto anche una breve
relazione.

La
ragazza fu trovata senza vita
, con segni di numerose
coltellate
, il 26
febbraio 2012
sul greto del Po’, nel torinese. Un
particolare già scritto in precedenza da Daniele Ughetto nel
suo
romanzo, e mai pubblicato, ‘La
rosa e il leone’
. Coincidenza
inquietante, che aveva attirato su di lui i sospetti.

Una
lunga odissea giudiziaria

Ma
non tutti negli anni lo hanno ritenuto colpevole
,
infatti la sua è stata una vera odissea giudiziaria. Fu
assolto
in primo grado, poi fu condannato in appello a 25 anni e 6 mesi per
omicidio volontario, era il 2015. Nel 2016 la Cassazione aveva
annullato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d’assise d’Appello.
Un via vai dalle aule fino allo scorso 2 giugno, quando è
arrivata la condanna definitiva.

“L’attesa
giudiziaria mi ha cambiato la vita. Ora vivo
in campagna con la mia famiglia. Conduco una vita raccolta, sto
ristrutturando un casolare e continuo a scrivere
“, aveva
detto dopo uno
dei tanti processi. Ma il carcere no, e quando i carabinieri si sono
recati a Giaveno
(Torino)
per arrestarlo, lui non c’era. C’era
però il padre che li ha aggrediti rimediando un arresto per
resistenza a pubblico ufficiale
.

Ora
di Daniele Ughetto Piampaschet non si sa nulla
, il
telefono è staccato, e gli appelli degli investigatori e del
suo
avvocato difensore sono caduti nel vuoto. Chi lo conosce pensa si sia
nascosto in qualche cascinale, magari per scrivere un altro capitolo
della sua vita, cercando di evitare che siano i giudici a scriverlo per
lui.

Lo scorso anni, dopo la condanna in secondo grado,
il
pubblico ministero aveva chiesto l’arresto ma il giudice non
ritenne
fondato “
il
pericolo di
fuga

e il Piampashet rimase in libertà
in attesa della sentenza definitiva. Una motivazione clamorosamente
smentita dai fatti di questi giorni
.

Raccontammo
la triste vicenda di Anthonia nel nostro libro “Storie Vere”

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on line (€4,40)

Le Ragazze di Benin City

Stop alla Tratta di Ragazze Nigeriane in Italia. Mai più Schiave

(Who, What, Where, When, Why)

Ragazze ingannate, violentate, spesso vendute dalle loro stesse famiglie in cambio di pochi dollari, portate in Europa dalla Mafia Nigeriana, violenta e senza scrupoli per la vita umana, schiave nel senso letterale del termine, costrette a pagare anche l'aria che respirano. Minacciate le loro stesse, minacciata la loro famiglia in Nigeria, private dei documenti personali, costrette a prostituirsi fino a che quel dannato debito non viene estinto. Ragazze che per uscire dalla povertà accettano un viaggio senza ritorno.

La nostra è una denuncia forte contro i trafficanti di queste schiave e la mafia nigeriana che costringe queste ragazze, sempre più spesso minorenni, a prostituirsi in Italia e in Europa. È anche una denuncia forte contro il senso comune, che continua ancora a chiamare queste donne-schiave "prostitute".

WHO(Chi) Chi è quella Ragazza?

Quel corpo seminudo ai bordi di una strada buia di periferia?. Merce in vendita di una società edonista e mercantile. Che la compra e la vende, insieme a moltissime altre ragazzine come lei. Le chiamano prostitute, quando va bene. Più spesso gettano loro addosso i vocaboli più dispregiativi.

La maggior parte sono ragazze giovanissime, quasi tutte immigrate: 15, 20 forse 30 mila sono nigeriane. Vittime della povertà e dell'ingiustizia, di una vita che non è degna di essere vissuta, molte di queste ragazze si ritrovano ingannate da promesse fittizie, dal miraggio di un'esistenza migliore, di un altrove fatto di benessere e felicità: finiscono col ritrovarsi schiave sessuali, in una situazione di vulnerabilità e povertà ancora peggiore di quella da cui vengono, sradicate in un Paese straniero, clandestine, senza identità né dignità.

Le chiamano prostitute, ma sarebbe meglio chiamarle prostituite. Costrette a vendere se stesse, corpi-merce di un traffico che ha preso la forma intollerabile di una delle peggiori schivitù contemporanee. Donne vittime della tratta, donne a pezzi, che cercano di liberarsi dalle catene di una prigionia fatta di minacce e ricatti, di riti woodoo e di violenze, di umiliazioni e paura.

Molte sono MORTE sulla strada, molte sono uscite abbruttite, svuotate dei loro valori profondi, annientate nella loro autostima, incapaci di recuperare il senso della vita e dei loro valori femminili, negati e deturpati. Qualcuna ce l'ha fatta, trovando conforto e protezione in molte persone e associazioni che in Italia come in Nigeria hanno detto BASTA A QUESTO VERGOGNOSO TRAFFICO!

WHAT(Cosa) La Tratta di giovani ragazze, anche minorenni

La tratta di donne ai fini dello sfruttamento sessuale è, secondo le Nazioni Unite, la terza attività più redditizia al mondo, dopo il traffico di armi e di droga. Ed è diffusa in maniera capillare e ramificata in tutto il mondo. La "mafia nigeriana" è tra le più potenti e organizzate. A più livelli. A quello più basso si trovano le mamam, spesso ex-prostitute loro stesse, che gestiscono le ragazze quando arrivano in Italia, le avviano alla prostituzione e raccolgono i pagamenti.

Le ragazze sono tenute a rimborsare un debito spropositato: dai 30 ai 50 mila euro. Ogni loro prestazione "costa" al massimo 20 euro. Spesso anche di meno. E quindi la loro schiavitù più durare anche diversi anni.

A un livello intermedio di questa rete, il potere passa agli uomini che si occupano della logistica del traffico da Benin City a Lagos e da lì all'Europa. Alla fine degli anni '90 il "viaggio" si faceva in aereo con documenti falsi, passando soprattutto per Parigi, ma anche da Amsterdam e Madrid per poi arrivare a Torino, piuttosto che a Palermo, Roma o Napoli. Oggi, con i controlli molto più rigidi, il "viaggio" avviene quasi sempre attraverso il deserto, da Benin City a Lagos e da lì in Libia, attraversando il Niger e il deserto. Ed infine in Italia sui barconi della morte.

Poi, a un livello più alto, si trovano i veri e propri trafficanti che stanno in Nigeria: una struttura ben organizzata, potente, ramificata, con molti contatti, capace di corrompere ad alti livelli, con legami con governi e ambasciate, e addentellata in tutta Europa. Una vera e propria organizzazione a delinquere, in grado di trafficare documenti e visti su scala trans-nazionale, oltre che ragazze spesso minorenni.

In Italia sono in molti a lottare contro questo traffico, dalle forze dell'ordine alle numerose associazioni e organizzazioni religiose e del privato sociale. Si occupano di perseguire i trafficanti, ma soprattutto di sensibilizzare e prevenire, di accogliere le ragazze che escono dalla strada e di avviarle verso percorsi di recupero che restituiscano loro DIGNITÀ e una prospettiva di futuro.

WHERE(Dove) La Nigeria

La Nigeria, il "gigante d'Africa". BENIN CITY, la città dove tutto è cominciato. Un'Africa che sta cambiando in maniera impressionante e caotica. Un'Africa dove restano forti alcuni riferimenti tradizionali, la famiglia, il villaggio, valori e norme di comportamento, ma anche superstizioni e stregoneria, e dove sempre più si impongono stili di vita e modelli culturali di tipo occidentale, spesso legati a logiche consumistiche e materialistiche.

E in tutto questo si inserisce Boko Haram, i miliziani islamici che provocano terrore da anni nelle regioni del Nord della Nigeria, e le violenze contro i cristiani, i rapimenti di ragazze, la distruzione di villaggi, gli attentati quasi quotidiani.

Il connubio talvolta è un ibrido inquietante. Come a Benin City, centro dei traffici di ragazze verso l'Europa e specialmente l'Italia. Qui la povertà è diffusa ed è evidente e stride in maniera sconcertante con alcuni simboli di ricchezza e potere ben esibiti: Suv americani, campi da golf, ville sontuose e protette come fortezze. E lì accanto, la miseria ed il degrado.

Ma Benin City non è che un piccolo specchio della Nigeria, un Paese dai forti contrasti, ricchissimo di petrolio e vergognosamente povero: il 92,4 per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. La vita costa poco e non vale quasi niente. Bastano pochi spiccioli per mangiare il solito piatto di riso e pesce secco, ma per pochi spiccioli una famiglia può "vendere" il proprio bimbo come domestico (o la propria bimba) nelle case di chi sta un po' meglio. O una "ragazza" può vendere se stessa per cercare di sopravvivere e di far sopravvivere la propria famiglia.

Il sogno è di andarsene: l'Europa, l'altrove, il paradiso immaginato, inseguito, voluto ad ogni costo. Molte ci provano in tutti i modi a raggiungerlo. Molti, i trafficanti di ragazze, si sono ben organizzati per renderlo possibile. Ma a carissimo prezzo!

WHEN(Quando) Quando è cominciato

Negli ANNI OTTANTA, il traffico di ragazze nigeriane destinate allo sfruttamento sessuale era una delle tante attività illegali gestite dai nigeriani. Poi si è consolidato nei decenni successivi, diventando una vera e propria "impresa" ben strutturata e particolarmente redditizia. Sin dall'inizio hanno avuto come punti di approdo e "smistamento" Torino e l'area di Castel Volturno, in provincia di Caserta. E come base logistica, organizzativa e di "reclutamento" Benin City.

A  Castel Volturno, in particolare, mafia nigeriana e camorra nel tempo hanno stretto alleanze e oggi è considerata una vera e propria roccaforte della mafia nigeriana in Italia.

Qui, molte ragazze provano innanzittutto a cavarsela con lavoretti informali, che rappresentano spesso l'unica possibilità di guadagnare qualche soldo. Per tante il sogno è di fare la parrucchiera. E con il miraggio di questo sogno semplice molte sono state convinte a partire. Un inganno che le ha portate a sopportare viaggi impossibili: la traversata nel deserto del Sahara e poi del Mediterraneo, dove molte hanno perso la vita. Chi ce la fa finisce su una strada.

QUANDO IL SOGNO SI TRASFORMA IN UN INCUBO. Eppure alcune ragazze sono riuscite a liberarsi da questa schiavitù. Molte sono rimaste in Italia, dove hanno provato a fare altro e a ricostruirsi una vita. Alcune sono rientrate in Nigeria. A Benin City c'è qualcuno che le aspetta: le religiose italiane, insieme a quelle nigeriane, con la collaborazione di Caritas Italiana, della CEI e dei salesiani, hanno realizzato una casa di accoglienza per ospitare quelle che tornano e hanno bisogno di sostegno. QUANDO IL VIAGGIO NON È A SENSO UNICO.

WHY(Perché) Perché hai fame

Perché hai fame e ascolti il tuo stomaco. Prima di ogni altra cosa. Perché a scuola non c'è posto per te. Ci sono stati i tuoi fratelli maschi, non c'erano abbastanza soldi per pagare tasse e libri per tutti. A casa, le bambine, aiutano la mamma. Tanto lì ci sono tante cose da fare. Solo che quando diventi grande, di lavoro non ne trovi mai.

Perché manca sempre tutto: l'acqua in casa, quando hai una casa vera e non una baracca, e i soldi per fare la spesa. E manca la benzina alla pompa. E allora ci si mette in fila, anche per giorni. Eppure la Nigeria produce un'enormità di petrolio. Ma per gli altri!

Non c'è lavoro e non c'è giustizia. E c'è chi non ha niente e chi ha troppo, e se ne va in giro con l'ultimo modello di Suv americano o va a giocare a golf e ha la mega-villa fortificata come una fortezza.Perché altrove è meglio. Altrove non può che essere meglio che qui. Altrove ci sono tanti soldi e si può fare una bella villa. E guadagnare un po' per aiutare la famiglia.

Perché quello che è capitato alle altre non può capitare a me. Quei racconti, tutte storie! Perché io sono più intelligente e più furba, e farò la parrucchiera o la cameriera. Perché quando un sogno nasce dallo stomaco non credi a chi vuole demolirtelo, prima ancora che provi a realizzarlo. Perché sognare è l'unica cosa che ti resta quando non hai più nient'altro. E PER UN SOGNO SI PUÒ ESSERE DISPOSTI A TUTTO.